IL TEATRO ROMANO DI CASTELLONE
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accessibilità : luogo pubblico

Un sito trasformato in un quartiere abitato

Il mio recente articolo sui resti di anfiteatri e teatri di epoca romana tutt’oggi utilizzati in Italia come strutture abitative , ha suscitato un buon numero di interventi e apprezzamenti oltre ad aver raggiunto oltre quattordicimila persone.

Diversi lettori hanno indicato altri siti romani da aggiungere ai sette da me elencati.

Ovviamente mi ero limitato a rappresentare le situazioni più eclatanti per numero di fabbricati e numero di persone alloggiate.

In effetti la situazione di Formia è poco nota a chi non è di questa città che fu romana fin dal terzo secolo a. C. e ” colonia Adrianea ” nel II sec. d. C.

Con il presente articolo voglio arricchire di particolari questo aspetto che credo sia poco noto anche a molti cittadini di Formia.

Nelle foto n. 1 e 2, ho semplicemente evidenziato quella che doveva essere la sagoma del teatro, oggetto di questo post, che si affacciava sul foro sottostante.

Dalla curvatura del sito è stato calcolato che la ” scena ” del teatro doveva avere una lunghezza di mt. 25 circa con un ” retroscena” che doveva svilupparsi per tutta la via che, certamente perché ricca di reperti di ogni tipo, fu chiamata fino ad una decina del anni fa ” Via Anticaglie” modificata poi in ” Via Umberto Scipione”.

Le abitazioni all’interno della struttura teatrale non sono solo i ventuno appartamenti del fabbricato di colore bianco ( foto n.3) , residuo evidente di un terzo della ” summa cavea “.

Numerosi alloggi abitativi li ritroviamo in almeno altre venti costruzioni ( foto n. 4 -5-6-7), alcune di grandi dimensioni , poste sulle strutture laterali, sulla facciata e sulla ” scena” dell’originario impianto teatrale realizzato in pieno periodo augusteo.

Come si può ben vedere dalle foto, molti fabbricati sono sorti sul lato est di Via dei Gradoni del Duomo e sul lato sud in ex Via Anticaglie. Altri li ritroviamo al confine con l’area del “Borsale, e altri ancora all’interno di tutto l’impianto originario.

Si tratta in realtà di un quartiere di Formia dove vivono non meno di trecento persone in oltre settanta appartamenti , senza considerare le numerosissime strutture a piano terra, che oggi sono magazzini e locali uso ufficio , ma che nel periodo post-romano dovevano certamente essere stati ambulacri usati come alloggi abitativi.

Se si esclude il palazzo all’angolo tra Via Anticaglie e Via Gradoni del Duomo, costruito nel dopoguerra, tutti gli altri hanno al loro interno evidenti tracce di mura in ” opus reticolato”, locali a volta, colonne, cisterne ed altri elementi riferibili ad un assetto teatrale di epoca romana.

In uno di questi ambienti terranei, secondo quanto citato in una lettera scritta nel VI secolo d. C. dal Papa S. Gregorio Magno, sarebbe avvenuto il martirio e conseguente sepoltura di S. Erasmo, Vescovo di Antiochia e di Formia.

Questo è il Teatro Romano di Formia detto ” Gliu Canciegl ” che è una tra le situazioni più rappresentative del fenomeno del reimpiego abitativo di siti archeologici di epoca romana.

 

Curiosità: IN ITALIA SONO SETTE I TEATRI E ANFITEATRI ROMANI UTILIZZATI COME ABITAZIONI CIVILI

Teatro di Formia

Teatro di Sepino

Anfiteatro di Venafro

Anfiteatro di Pollunzo

Anfiteatro di Lucca

Teatro di Marcello a Roma

Teatro di Pompeo a Roma

 

 

Raffaele Capolino

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