Viaggiatori ed ospiti illustri

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JOHANN WOLFGANG VON GOETHE

Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832) è stato uno dei più grandi scrittori tedeschi. Si cimentò nella sua vita nella scrittura, nella poesia, nel dramma. Si occupò di filosofia, teologia, umanismo e scienze, ma fu prolifico anche nella pittura, nella musica  e nelle arti. George Eliot lo definì “uno dei più grandi letterati tedeschi e l’ultimo uomo universale a camminare sulla terra”. Con le sue opere ha rappresentato bene la cultura e lo spirito letterario europeo del suo secolo.

Goethe fu l’originario inventore del concetto di Weltliteratur (letteratura mondiale), maturato grazie alla sua approfondita conoscenza della letteratura inglese, francese, italiana, greca, persiana e araba. Ebbe grande influenza anche sul pensiero filosofico del tempo, in particolare sulla speculazione di Hegel, Schelling e, in seguito, Nietzsche. Molti sono i lavori celebri rimasti come punti saldi della letteratura europea, tra cui vogliamo ricordare: I dolori del giovane Verter (1774), Il Faust (1808), Le affinità elettive (1809).

Durante il suo viaggio in Italia, Goethe appuntò minuziosamente tutte le impressioni che i luoghi gli suscitavano, registrando tutto con occhio attento e con la sua inconfondibile finezza poetica.

Tratto da Viaggio in Italia:

Mola di Gaeta ci salutò nuovamente con i suoi alberi ricchi di aranci. Siamo rimasti un paio d’ore. La baia innanzi alla cittadina offriva una delle più belle viste; il mare  giunge fin qua. Se l’occhio segue la destra riva, raggiungendo infine la punta del corno della mezzaluna, si scorge su una rupe la fortezza di Gaeta, a discreta distanza. Il corno sinistro si stende assai più innanzi; prima si vede una fila di montagne, poi il Vesuvio, quindi le isole. Ischia è situata quasi di fronte al centro. Qui trovai sulla riva, lasciati dalle onde, le prime stelle di mare ed i primi echini; una bella foglia verde, sottile come finissima carta velina, e anche curiosi frammenti minerali; le solite pietre calcari erano le più frequenti, ma c’era anche serpentino, diaspro, quarzo, breccia, granito, porfido, varie specie di marmo, vetro di colore verde e azzurro. Queste ultime pietre sono difficilmente della regione, ma probabilmente sono frammenti di antichi edifizi, e così vediamo come, dinanzi agli occhi nostri, l’onda possa scherzare con gli splendori del mondo preistorico. Ci fermammo volentieri, divertendoci della natura di quella gente, che si comporta ancora quasi da selvaggia. Allontanandoci dal molo, la vista rimane sempre bella, sebbene si perda il  godimento del  mare.  L’ultimo sguardo che gli rivolgiamo coglie una graziosa insenatura che vien disegnata”

 

VIAGGIATORI ED OSPITI ILLUSTRI DELLA CITTÀ DI FORMIA di DANIELE E. IADICICCO

14 Giugno 2020 / by / in
CARLO ERMENEGILDO PINI

Carlo Pini (Milano 1739-1825) è stato un grande matematico e architetto, ricordato per essere stato un intellettuale poliedrico e uno studioso versatile.

Veste l’abito talare nel 1756 assumendo il nome di Ermenegildo, e, l’anno successivo, prende i voti come chierico barnabita.

Studia teologia a Roma e a Napoli. Nel 1763 torna a Milano, dove conclude il proprio iter formativo.

Lo annoveriamo in questa sede per il breve passo che dedica a Mola di Gaeta nel prestigioso volume Memoire di matematica e di fisica della Società Italiana delle Scienze del 1802, un libro apprezzatissimo all’epoca da studiosi e letterati. Fu docente di matematica e, in seguito, di Storia naturale presso le Scuole Arcimbolde a Milano e curatore delle collezioni naturalistiche del relativo museo.

Fu un fine architetto, progettando la Basilica collegiata di San Giuseppe di Seregno (Milano). Lo ricordiamo, inoltre, per i lavori di adattamento del palazzo del principe Antonio Tolomeo Trivulzio ad “Albergo de’ Poveri”, poi conosciuto come Pio Albergo Trivulzio

Ecco cosa ricorda di Formia e dintorni:

Poche miglia al di là di Terracina si perviene sulle terre del Regno di Napoli costeggiando il piede della montagna che è calcarea. Di simile natura è pure la montagna sino a Mola di Gaeta ove si perviene traversando la ripida salita di Itri, sulla quale riconobbi che tal pietra vi è disposta a strati. Da Mola di Gaeta per bassi poggi (sic!) si perviene nelle pianure della già deliziosa Capua e per esse a Napoli

 

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14 Giugno 2020 / by / in
DOMENICO ALBERTI

Non poteva mancare la citazione del passaggio da Formia di Domenico Alberti, talentuoso giovane autore e cantante, morto proprio qui nel 1740” a soli trent’anni.

Domenico Alberti nacque a Venezia nel 1710 e fu allievo di Antonio Buffi per il canto e di Antonio Lotti per la composizione. Sin da giovane ebbe grande successo quale esecutore al cembalo e cantante. Fu paggio d’onore in Spagna, al seguito dell’ambasciatore della Repubblica veneta. Nel 1737 si recò a Roma, al seguito del marchese Molinari, e in tale città cominciò a farsi notare come compositore.

Spesso dava saggio di sé anche per strada, cantando liberamente e accompagnandosi con la chitarra o il liuto, seguito da una turba di ammiratori che lo applaudivano.

La pratica del “basso albertino”, tecnica di suono praticata appunto dall’Alberti, fu presto adottata in tutta Europa, persino da Mozart. Morto giovane, con una vita avventurosa e dinamica, la sua musica rimase a testimonianza della sua bravura.

Anche il celebre Farinetti, ascoltandolo, scorse in lui un temibile concorrente.

In un viaggio da Roma a Napoli, Alberti morì proprio a Formia (anche se alcune biografie dell’epoca archiviarono più velocemente la sua morte, come avvenuta a Roma).

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14 Giugno 2020 / by / in
BEATO BONAVENTURA DA POTENZA

Nato a Potenza come Antonio Carlo Gerardo Lavanga, nel 1651 entrò tra i Minori conventuali a soli 15 anni. Girò per tanti conventi campani: Aversa, Maddaloni, Amalfi, Ischia, Nocera Inferiore (ivi fu maestro dei novizi), Sorrento, Napoli e, infine, Ravello, dove morì per una cancrena nel 1711. Fu esempio di umiltà e pur non essendo dotto, colpiva per la profondità teologica della sua predicazione.

A lui sono attribuiti numerosi prodigi: vide l’anima della sorella salire in cielo e guarì un lebbroso. A Napoli, nel convento di Sant’Antonio a Porta Medina, il suo misticismo si manifestò con numerose elevazioni da terra. Si prodigò anche per gli appestati. È beato dal 1775.

Come descritto nelle sue note biografiche, dopo essere stato a Napoli, forse per frenare la grande fama mistica che si stava guadagnando tra i suoi frati e presso il popolo, fu trasferito per qualche tempo a Maranola, dove si recò per ubbidienza Santa ai suoi voti. La decisione sconvolse i frati di Sant’Antonio di Napoli che protestarono a tutti i livelli per far restare con loro il padre Bonaventura, ma il Superiore dei Minori fu irremovibile e volle il Beato a Maranola presso il convento dell’Annunziata dove restò per un lasso di tempo non ben definito. “Confermata per bastevole spazio di tempo quella religiosa famiglia e quel Popolo nell’Amore e nell’esercizio della regolare e Cristiana perfezione, ebbe comando dal Ministro di trasferirsi nel Convento di S. Crescenzo della Terra di Giugliano”. Questo è quanto riportato nel libro “Vita del venerabile padre Bonaventura da Potenza” del 1754.

Nel libro è ben descritto il momento in cui il superiore decide di trasferirlo a Maranola:

Quando il Ministro temendo di poter essere impedito da maggior forza e potestà chiamò e gli disse che in virtù di Santa Ubbidienza si portasse senza indugio in Maranola, il Servo di Dio in udire il gran nome di ubbidienza avvampò come fiamma nel volto s’inginocchiò in atto di profonda umiltà e con gran fervore rispose: Io fin promo ad andare anche all’inferno se l’ubbidienza mi ci manda. Ciò detto per comando del Superiore si levò e da lui benedetto senza dimora partì per Maranola.

 

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14 Giugno 2020 / by / in
PAPA BENEDETTO XIII

Papa Benedetto XIII, nato Pietro  Francesco Orsini (nome religioso Vincenzo Maria), nacque a Gravina di Puglia il 2 febbraio 1650.

Domenicano e Servo di Dio dal 1931, è stato il 245º vescovo di Roma  e  Papa della Chiesa cattolica dal 1724 fino alla sua morte.

Il 29 marzo 1727, a tre anni dalla sua proclamazione al soglio pontificio, Papa Benedetto XIII in un suo viaggio soggiornò a Castellone (Formia), presso un non meglio identificato monastero di Monte Vergine, dopo essersi fermato a Itri.

Ecco il resoconto del soggiorno, offerto dal Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni di Gaetano Moroni (MDCCCLIV): 

Benedetto XIII Orsini di Gravina e arcivescovo di Benevento nel 1724 ricevè il censo e la chinea agli 8 settembre nella chiesa di s Maria del Popolo dopo avervi celebrato la messa e poi assistito alla cappella papale a motivo che nella vigilia de ss Pietro e Paolo erasi malato d. Fabrizio Colonna contestabile del regno di Napoli e ambasciatore per la presentazione del tributo per le due Sicilie Continuando il Papa a governare la chiesa di Benevento volle visitarla nel I727 partendo da Roma il 24 marzo e da Terracina il 27 ove si fece precedere dalla ss Eucaristia. A confini trovò il vicerè, cardinal Althann che prese seco in carrozza sino e Fondi trattato col suoseguito per tutto il regno con somma magnificenza a spese della regia camera. Il 29 partì, accompagnato dalle numerose milizie napoletane, e dopo una fermata a Itri passò a pernottare in Castellone di Gaeta nel monastero di Monte Vergine e quindi per Sessa e Capua, il 31 si avviò per Benevento…

 

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14 Giugno 2020 / by / in