ACQUEDOTTO ROMANO DI MOLA 04023 Formia LT, Italia
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accessibilità : luogo privato

Resti acquedotto romano a Formia…
Il manufatto, di età romana, comprende attualmente alcune arcate ridotte a rudere e ad un “castellum aque” finale. Originariamente era addetto al rifornimento di acqua per le vicine terme urbane della città romana Formiae e all’utilizzo pubblico tramite una fontana monumentale. Esso è un esempio della perizia costruttiva dell’epoca ed una testimonianza dell’antica Formia. Purtroppo i resti versano in uno stato di abbandono.

Fausto Forcina

 

CURIOSITA’

Il restauro del 1934 ne prevedeva il ripristino della sua funzione. Artefici: Felice Tonetti, Amedeo Maiuri e l’ing. Guido Liberace di Formia

Il 15 settembre del 1934, XII E.F., il Podestà di Formia Felice Tonetti , assistito dal Segretario Capo del Comune Dott. Francesco Renato Ingrao ( padre dell’On.le Pietro Ingrao ) , scrive di questo sito archeologico romano ” costituito da n. 25 pilastri a pianta rettangolare di mt 1, 50 x 1,62 ed alti in media mt. 3.55 fino al piano d’imposta degli archi , a tutto sesto , dello spessore di cm. 48 “.

Ne aveva già informato la Soprintendenza di Napoli chiedendo un contributo per un suo restauro il cui progetto , elaborato dall’Ing. Guido Liberace di Formia , prevedeva una spesa di Lire 43.000 + Lire 860 di onorari per la progettazione e direzione dei lavori a cura dello stesso tecnico.

Il Soprintendente alle Antichità della Campania e del Molise, Dr. Amedeo Maiuri , favorevole all’iniziativa, aveva già preannunciato ” un contributo di Lire 10.000 per cui iniziarono i lavori per :

” Il restauro dell’acquedotto Romano esistente in Formia , nell’orto Rubino, Contrada Maiorino, e per il funzionamento di esso acquedotto , allacciandosi alle sorgenti Mazzoccolo.”

La Sorgente” Mazzoccolo” venne collegata ad un ” ripartitore ” che oltre a servire l’acquedotto civico, con due canali alimentava la cascata di Via della Forma, e con un terzo canale, confluente in una tubazione in cemento lunga ml. 150, andava ad immettersi in un pozzetto connesso alla plurisecolare struttura romana che avrebbe così ripreso la sua originaria funzione.

Un’altra sorgente della zona, anche se più piccola e denominata “Nucci ” , serviva a soddisfare le esigenze idriche del vicino giardino con abitazione dei ” Filosa” .

Purtroppo gli eventi bellici successivi , le scelte scellerate del primo dopoguerra ( abbattimento di quindici arcate per creare spazio ad un Pastificio) e il persistente disinteresse amministrativo di tutti i sindaci che seguirono , hanno determinato lo stato pietoso attuale di questo sito archeologico che sta scomparendo giorno dopo giorno, assieme ad altri.

Dagli atti rinvenuti nell’Archivio Storico di Formia non si comprende bene se questo progetto fu realizzato oppure rimase inevaso in un cassetto.

Di certo il Podestà Tonetti autorizzo’ il pagamento della parcella, emessa ” per progettazione e direzione dei lavori ” , con firma sotto la frase ” Va bene”, in data 15 agosto 1934 anno XII E.F.

Se c’è stata la “direzione dei lavori ” è da ritenersi che la struttura di epoca romana , ora in evidente dissesto statico , deve aver ripreso, anche se per alcuni anni nel periodo prebellico, la sua originaria funzione negli anni trenta dello scorso secolo grazie alla volontà e alla passione di un instancabile Podestà di Formia : Cav. Felice Tonetti.

Raffaele Capolino

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